Il mio bagaglio minimal da backpacker

Spesso le donne, quando arrivano le tante agognate ferie, entrano in panico pensando ai bagagli. Cosa metto in valigia? Ci starà tutto? Basteranno 25 kg?

…Basteranno 25 kg? E che ti devi portare?

Se poi viaggiano con il compagno o con la famiglia, il terrore aumenta esponenzialmente.

Bene, ora vi spiegherò perché questo stress è completamente inutile e, soprattutto, come evitarlo.

Cosa significa minimal

Essenzialità.
L’essenziale è la chiave.

Prima di iniziare a viaggiare davvero, ero abituata alle vacanze con la mia famiglia. Eravamo in quattro e per una settimana al mare mia madre preparava sempre almeno due valigie grandi, quelle da più di 100L per intenderci, una un po’ più piccola sui 70L per accappatoi, ciabatte, scarpe di ogni genere, asciugacapelli, piastre… avete capito o devo andare avanti?
Poi un beauty case era riservato alle medicine ed infine c’era la borsa per la spiaggia con teloni, giochi, eccetera.

Con questa predisposizione, per il primo viaggio a Londra avevo portato una delle valigie grandi di mia madre e ci avevo fatto stare dentro di ogni: non potevo portarne più di una perché sarebbe stato impossibile trasportarle dall’aeroporto all’hotel prendendo treni e metro, per cui l’ho riempita fino al punto di esplodere.

Quante cose avrò usato effettivamente, secondo voi?
Ci avete mai fatto caso che il 90% del contenuto di una valigia, specie se di una donna, è costituito da “Non si sa mai”? Vestiti, scarpe e accessori che non usi nemmeno a casa, però senti che quella è la volta buona e sicuramente quella sciarpa ad agosto la userai. Ecco di cosa parlo.

Essenziale, o minimal, è ciò di cui non fai a meno, e non ciò di cui non potresti fare a meno.

Cosa metto nel mio bagaglio minimal

Nell’arco di questi quattro anni, viaggiando zaino in spalla ho aperto la mente a molte cose e ho finalmente imparato cosa vuol dire viaggiare leggeri.

Il mio bagaglio consiste semplicemente in uno zaino, quello che vedete in fotografia, da 50L acquistato alla Decathlon ormai quattro anni fa alla modica cifra di €39,99.
Durante i primi viaggi lo riempivo sempre comunque fino all’orlo, di conseguenza avevo sempre dolori alle spalle e alla schiena nelle giornate dedicate agli spostamenti. Soprattutto dopo le tre settimane in Thailandia, ho capito che non era quello il modo giusto di affrontare un vero viaggio zaino in spalla.

Man mano ho ridotto i vestiti inutili, eliminato le scarpe che non fossero quelle che avevo indosso alla partenza, lasciato a casa il make-up eccetto correttore e matita che mi salvano la faccia nei video di Mattia quando sono stanca morta ed infine ho iniziato a “studiare” gli outfit più comodi senza sembrare un pagliaccio del circo. Mi spiego meglio.

Il massimo livello finora l’ho raggiunto per il viaggio di due settimane in India, quando ho portato:

  • 2 paia di pantaloni di lino, uno beige e uno rosa antico, lunghi, con le tasche e la fusciacca in vita – comodi, freschi, pratici (Primark, €12)
  • 3 magliette maniche corte bianche o comunque chiare, perfette sia per il caldo sia per l’abbinamento con i pantaloni (Primark, €3-5)
  • 1 paio di pantaloncini da trekking con tasche e fusciacca per i giorni più caldi o semplicemente per stare in ostello (Decathlon, €14)
  • mutande e calze su cui non vado mai a risparmio, sicuramente non sono loro a fare la differenza di peso
  • 2 asciugamani in microfibra (più leggeri e meno ingombranti), dato che in ostello non vengono forniti
  • medicinali essenziali – su questo non transigo, essendo Paesi così diversi dal nostro è sempre meglio portarli e non usarli che averne bisogno e non averli disponibili
  • crema solare e antizanzare
  • ah sì, i trucchi salvafaccia per i video

Per la prima volta, il mio zaino era mezzo vuoto e portarlo a spalle è stata una passeggiata. Inoltre, ho ottimizzato l’outfit per il volo indossando leggings, canottiera e felpa utili nei viaggi notturni in treno con l’aria condizionata.

Oltre alle cose sopra citate, non manca mai la mia cara vecchia Sony 𝞪5100 che immortala ricordi per renderli eterni.

Come sono passata ad una mentalità minimal

Come ho già detto, la mia transizione verso il minimal è stato un passaggio quasi obbligato per via dello zaino sempre troppo pesante, anche se sono sicura al 100% che sarei arrivata né più né meno a questa conclusione, e non potrei essere più felice di così.
Ce l’avete presente lo sbattimento ogni mattina di dover decidere cosa indossare perché avete troppi vestiti e non sapete come vi sentite e quello oggi no, meglio questo.. aaahh! Con un bagaglio minimal anche lo stress è tale. Perché hai quattro vestiti in croce e quelli ti metti, per forza di cose, a meno che tu non voglia andare in giro in mutande.
E non c’è neanche la scusa del “e se poi li sporco?” perché il 99% degli ostelli ha il servizio lavanderia, basta accertarsene al momento della prenotazione.

Less is more.

Celebre frase di cui pochi conoscono la paternità, attribuita solitamente all’architetto e designer tedesco Ludwig Mies van Der Rohe (1886-1969) che l’ha fatta sua, ma in realtà fu adoperata per la prima volta nel 1855 dal poeta Robert Browning nel suo monologo “Andrea del Sarto”.

Well, less is more, Lucrezia.

Robert Browning

Tornando a noi: semplicità, essenzialità, sostanzialità.
È sufficiente scegliere una manciata di capi comodi -scarpe comprese- tutti abbinabili fra loro ed il gioco è fatto.

È tutto tempo guadagnato! Al mattino, ci si veste in tempo zero senza indecisioni e la giornata parte in anticipo.

E l’altra cosa bella sapete qual è?

Che preparo lo zaino solamente qualche ora prima di partire.
Niente valigie in giro per casa, niente lavatrici folli e soprattutto non ho bisogno di andare in giro per una settimana con i pantaloncini di quando avevo dodici anni, quella maglietta tie-dye arricciata che andava di moda nel 2002 e le infradito della mamma solo perché il resto deve andare in valigia. Ho già l’ansia solo a scriverle, queste cose.

Ricordate, less is more.

Fammi sapere cosa ne pensi qui ;)