Delhi tra dormire e mangiare

È qui, a Delhi, che questo viaggio ha avuto inizio. Un viaggio che, come ho già detto nel primo post sull’India, ha saputo dare quanto prendere.

L’apoteosi del connubio tra tradizione e occidentalizzazione, tra pace e caos e tra tutto quello che può essere opposto, si trova a Delhi.
Città immensa che purtroppo non mi è piaciuta come avevo immaginato. In linea di massima non amo troppo le città caotiche, frenetiche, in cui ogni cosa è sempre troppo distante da qualcos’altro, e Delhi è esattamente così. L’ho percepita come se non la stessi vivendo davvero: mi scivolava addosso, frettolosa e urlante, come se non avesse tempo per me. In realtà sono io che non ho potuto dedicarle il tempo che meritava, obbligata e ristretta com’ero nelle mie due settimane di ferie. So per certo che, non appena potrò vedere il mondo con i miei tempi, tornerò a Delhi e la vivrò in maniera diversa. Se mi piacerà? Ve lo farò sapere, fino ad allora sappiate che questo giudizio è momentaneo e strettamente legato a ragioni che, come ho già detto, non dipendono solo da Delhi.

Dormire a Delhi o, almeno, provarci

Vicino all’aeroporto

Inizialmente, il piano era quello di alloggiare in un hotel vicino all’aeroporto, atterrando praticamente intorno alla mezzanotte. Su Booking.com l’unico hotel economico nei paraggi dell’Indira Gandhi Airport era l’Hotel SRV Plaza. Nei paraggi si fa per dire, perché il tassista mi ha portata in giro per un quarto d’ora buono cercando l’hotel, ma senza successo, nonostante gli avessi mostrato l’indirizzo in lingua locale e mi avesse risposto “yes yes yes yes come come!”. Disperato pure lui, ad un certo punto ha tentato in tutti i modi di scaricarmi in un altro hotel, effettivamente vicino alle partenze domestiche dell’aeroporto, ma che proponeva prezzi assurdi! Alla fine, esasperata, ho deciso che sarei tornata a piedi in aeroporto e che avrei dormito su qualche panchina in attesa che la metro aprisse alle 06:00. Il tassista, non contento di avermi fatto fare un giro di Delhi totalmente indesiderato ed avermi infine riportata quasi al punto di partenza, mi ha chiesto 500₹. Dopo una sonora e altrettanto ridicola lite, in cui ridevo e gli dicevo che non avrei pagato sei euro per avermi riportata in aeroporto e che pretenderli era assurdo, Mattia mi ha suggerito di lasciar perdere, pagare e andar via. Ecco quindi la prima fregatura, perché se in tutti i viaggi non mi faccio fregare il primo giorno, io non sono contenta! Fregatura si fa per dire, sapevo che si trattava solamente di sei euro, ma per principio era sbagliato. Se non sai dove si trova un posto, non fingi di saperlo giusto per spillare dei soldi, no?

Ad ogni modo, l’hotel è sparito pure da Booking, quindi magari non è nemmeno mai esistito…

Così sono tornata in aeroporto e mi sono fermata da Chayoos, un locale appena fuori dal terminal. Niente Wi-Fi e, come saprete dal mio articolo India: guida di sopravvivenza (e se non lo sapete, andate a leggerlo!), senza internet mobile sul cellulare, non avevo modo di vedere le mappe e scoprire dove andare una volta che la metro avrebbe aperto.
Il cameriere qui ha giocato un ruolo chiave, quando mi ha preso il cellulare e l’ha collegato al suo hotspot. Uno spiraglio di luce, avete presente quando ad un tratto vedete tutto più luminoso? Ecco, in quel momento ero accecata! Felicissima, insieme a Mattia abbiamo cercato come arrivare da soli all’ostello successivo, il PodStop. Screenshot delle mappe e via, abbiamo aspettato le 06.00 e siamo partiti.

Il primo giorno in città

Il PodStop è un ostello le cui camerate sono particolari. Si sta tutti insieme, ma ognuno ha comunque la sua privacy. Una struttura in legno con letti matrimoniali a castello dotati di tenda e spazio privato per zaino ed effetti personali. Una notte costa circa 400₹ e il check-in è dalle ore 13:00. Infatti, essendo arrivata intorno alle 7.00 del mattino, tutti dormivano e quando un ragazzo dello staff si è accorto di me, mi ha detto di lasciare senza problemi gli zaini e andare a fare un giro fino all’ora del check-in. E così ho fatto, direzione: Qutb Minar, il più alto minareto del mondo interamente costruito in mattoni. Ma di questo parlerò nel post sulle cose da vedere a Delhi. Tornando a noi, PodStop approvato e consigliato! Prezzi nella media, comodità più che discreta.

Dopo questa giornata, il mio viaggio è proseguito ad Agra, quindi saltiamo direttamente agli ultimi tre giorni in India che sono quelli trascorsi a Delhi.

Alla fine del viaggio

L’ultimo soggiorno è stato al LetsBunk Poshtel, ostello nuovo e ben curato, ma in cui mi sono trovata molto male per varie ragioni che ora vi spiegherò.
Innanzitutto, la compagnia. È frustrante vedere tanti backpackers che non fanno altro che poltrire tutto il giorno in camera o nelle aree comuni per poi uscire la sera e rientrare alle cinque del mattino senza preoccuparsi dei pochi compagni di stanza che di giorno girano e di notte dormono. Questo fattore non dipende tanto dall’ostello, quanto più dalla zona in cui si trova: malconcia di giorno e traboccante di locali che propongono droghe e prostitute di notte. Poi ognuno ha i propri gusti, per molti questo ostello sarà il massimo, ma per chi come me viaggia per scoprire Paesi lontani le priorità sono ben altre.

Secondo inconveniente: l’aria condizionata. Non sono una di quelle persone che non riesce ad adattarsi, ma credo che converrete con me che quando stai a 44° per tutto il giorno e di sera la temperatura minima non scende mai sotto i 38°, con una percentuale di umidità disumana, l’aria condizionata diventa una necessità e non più un lusso. Nelle zone comuni è accesa in ogni momento della giornata, MA nelle camere ha degli orari di accensione prestabiliti, ovvero 12.00-15.00 e 21.00-08.00. Loro definiscono l’accensione automatica, in realtà è un ragazzo dello staff, che tra l’altro non parla mezza parola di inglese, ad avere il pieno possesso e controllo del telecomando. La accende all’ora che vuole e altrettanto comodamente la spegne a suo piacimento, senza curarsi degli orari o delle persone che sono in stanza. Oltre a non dormire, con una tale cappa di calore e umidità, le zanzare non hanno alcuna pietà. L’ultima notte in questo posto mi hanno letteralmente divorata, mi sono svegliata con un occhio gonfio e prurito in ogni angolo del corpo, tanto da dovermi fare una doccia fredda per calmare la situazione e tornare a letto con maglietta a maniche lunghe e coperta addosso per evitare ulteriori morsi.

Terzo problema: l’attenzione dello staff. Offrono il servizio lavanderia a pagamento, e in India, se viaggi con poca roba come me, devi fare il bucato ogni due giorni. Così ho lasciato tutti i miei vestiti e quelli di Mattia in reception, dopo essermi assicurata che sarebbero stati pronti al nostro rientro dopo cena. Quella sera quindi sono tornata in ostello e i miei vestiti erano ancora lì, dove li avevo lasciati. Ho chiesto spiegazioni a cui hanno risposto con un semplice “ci siamo dimenticati, domani mattina entro mezzogiorno saranno pronti”. Il giorno dopo, riutilizzando i vestiti sporchi e macchiati di sudore del giorno prima, sono scesa per la colazione e mi è stato detto che non sarebbe stato possibile avere i vestiti pronti a mezzogiorno, ma sicuramente per la sera sì. Gli ho intimato di ricordarsi, perché il giorno successivo sarei dovuta andare in aeroporto per tornare in Italia e non avevo più neanche un vestito pulito. Alla fine dei giochi, la sera ho preso le mie cose pulite alla modica cifra di 500₹.
La soluzione più comoda è, a parer mio, che ognuno si faccia il proprio bucato. Già non mi piace dare a degli estranei i miei vestiti perché sono cose personali e intime, se però offrono solo questo genere di servizio che quantomeno venga fatto con una certa serietà.

Quarto problema: il cibo. Propongono una lista lunghissima di piatti per la colazione, piatti di ogni genere: dolce, salato, misto, eppure tre quarti delle cose che ho chiesto non le avevano. Potevano fare solo il lassi o un piatto con frutta fresca.

In poche parole, bocciato. Mi spiace perché è nuovissimo, ma così non ci siamo proprio. Bisogna rimediare a tutti gli aspetti del servizio al cliente, dal primo all’ultimo, purtroppo.

Dove mangiare a Delhi

A Delhi tutto è facilmente raggiungibile con la metro. Ho provato moltissimi piatti in ristoranti e locali diversi in giro per la città.

La prima sera ho cenato da Swad a Nehru Place (omonima fermata della metro), i prezzi sono leggermente più alti della media indiana, ma in due abbiamo mangiato parecchio e, tra l’altro, benissimo con soli 13€. I piatti sono infiniti e, cercando su internet o chiedendo al cameriere, ne ho ordinati tanti, tutti sempre più buoni del precedente. Da Swad sono tornata anche l’ultima sera, ed è stato sublime.

Un altro posto che ho frequentato parecchio è il food mall Epicuria che si trova sotto la stazione della metropolitana di Nehru Place. In questa court ci sono bar e fast food locali e internazionali per tutti i gusti e a prezzi stracciati. Tra questi ve ne cito alcuni dei più famosi, come Starbucks, Burger King e Domino’s. Sempre affollata di giovani, ha una miriade di tavoli sedie e sgabelli e spesso si mangia in compagnia di altre persone.

Al Saravana Bhavan, ristorante a sud di Connaught Place, servono un’unica specialità, rivisitata con diversi ingredienti: il dosa. È sostanzialmente una sorta di crêpes enorme in versione indiana, più croccante, priva di glutine e grassi saturi, solitamente farcita con carne o verdure e accompagnata da condimenti piccanti. I prezzi sono addirittura al di sotto della media indiana, essendo un posto frequentato da moltissimi locali. Da provare se si vuole assaggiare qualcosa di veramente tipico.

Ultimo, il 24seven è una catena di minimarket presente a Delhi che vende di tutto, una specie di copia del famoso 7eleven. Tra bibite, yogurt, prodotti per la casa, c’è anche un favoloso punto caldo che serve piatti di ogni genere a prezzi molto bassi e inoltre è possibile scegliere qualsiasi pietanza dal banco frigo e farla scaldare. Veramente una scelta top per andare a risparmio! Purtroppo, si trova solo a Delhi e non c’è traccia di catene simili nelle altre città che ho visitato.

One thought on “Delhi tra dormire e mangiare

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