La magia di Tokyo

La paura di affrontare un viaggio così era fortissima. Dopotutto, la prima volta oltreoceano fa sempre un certo effetto, anche se ora la paura ha lasciato spazio all’eccitazione. Ogni volta che sto per partire, non scherzo, io piango. Mi sento la donna più fortunata e felice sulla Terra a fare quello che faccio, con la consapevolezza che tutti i miei sacrifici mi portano dall’altra parte del mondo.

A cosa mi servono le scarpe nuove se in viaggio non posso camminarci? O la borsa nuova, quando in viaggio uso solo lo zaino? O il vestito nuovo, che poi porto sempre i leggings? All’inizio questi sacrifici mi pesavano, non posso negarlo. Ora se entro in un negozio non riesco a spendere nemmeno cinque euro, perché il primo pensiero è „in viaggio mi servirà? In Asia con cinque euro ci mangio due volte” ed è incredibile quanto io sia cambiata

Il mio primo volo verso l’Asia è stato con la Turkish Airlines nell’ormai lontano 2016. Dico lontano perché a me sembra una vita fa.
Scalo a Istanbul dove l’acqua costa tre euro e l’attesa per il secondo volo, il più lungo, avviene in uno spazio minuscolo con tante, troppe persone ammassate.
L’emozione sale, ad Istanbul non si sta più nella pelle. 

È l’una e cinquantacinque del mattino quando finalmente imbarchiamo, pronti al decollo. Le successive 12 ore di volo passano tra film, cibo e dormite. Ricordo che all’arrivo avevo le caviglie e i piedi gonfissimi, tanto da dover tenere le scarpe slacciate! Questo fenomeno è dovuto alle tante ore passate seduti, camminando e bevendo poco. Per chi ha vene fragili o soffre di disturbi più o meno lievi della circolazione, i medici consigliano le calze da viaggio che comprimono la gamba e stimolano la circolazione venosa.

Ad ogni modo, quando il comandante ha comunicato a noi passeggeri „We’re now landing at Narita International Airport in Tokyo” ho iniziato a piangere. 

Il bello di quando viaggi, e lo fai con passione, è che non ti abitui mai. Ogni volta è come la prima: incredibilmente emozionante.
Ho pianto a Tokyo, a Bangkok, a Marrakech, a Pechino, a Delhi. Dio, le emozioni che ho provato ogni volta che ho toccato una nuova terra…
E altrettante volte ho pianto quando era tempo di ritornare a casa. Come torni da un viaggio di tre settimane all’avventura in Thailandia? Dove hai dormito su una panchina fuori dall’aeroporto di Chiang Mai o sul tuo primo treno notturno. O dal primo viaggio dove hai mangiato solo sushi? O ancora quando devi tornare alla solita vita dopo aver camminato per le caotiche strade dell’India, tra mucche e motorini e dopo aver goduto dello spettacolo del Taj Mahal alle prime luci dell’alba? Ragazzi, è questo il problema. In realtà, non torni mai a casa davvero. E ogni volta ne vuoi un altro po’, e ancora e ancora. E’ così che accade, e all’improvviso la vita ti sta stretta perché sai che là fuori c’è un mondo intero ad aspettarti

Poco prima di atterrare, le hostess ci hanno consegnato un modulo da compilare per l’ingresso in Giappone (e da conservare per l’uscita dal Paese). 

In generale nei Paesi esteri richiedono il nome e l’indirizzo del vostro alloggio, quindi salvate le informazioni da qualche parte sul cellulare per averle a portata di mano anche offline.

L’arrivo a Tokyo

Una volta atterrati e fatti i dovuti controlli aeroportuali, che sono molto meticolosi, ci siamo diretti verso il centro della città, precisamente nel quartiere di Ueno, dove avremmo alloggiato per una notte al MyStays Ueno Iriyaguchi.

L’hotel si trovava a pochi minuti a piedi dalla stazione della metropolitana di Inaricho e la nostra stanza era molto bella, piccola e accogliente. Totalmente affascinati dalla città, una volta saliti in camera ad aspettarci c’era la famosa tavola riscaldata dei bagni giapponesi. Non potevo crederci, esisteva davvero! Aveva una miriade di funzioni che noi ci possiamo solo sognare, come il getto caldo per sciacquarci o, appunto, il riscaldamento. Svegliarsi la mattina con il freddo e andare in bagno non è più stato così piacevole, ve lo posso assicurare.

Col fatto che eravamo atterrati intorno alle 20.00 (ora giapponese), siamo usciti dall’hotel intorno alla mezzanotte in cerca di cibo e siamo rimasti stupefatti di fronte alle decine di ristoranti aperti a quell’ora, dalle luci della città che sembrava non voler andare a dormire, non ancora. Ogni passo in quella nuova terra era una conquista per me, per entrambi, la conquista della nostra libertà e di quella che ancora non sapevamo sarebbe stata presto la nostra nuova vita

Nelle luci della notte, tra lanterne e insegne giapponesi, nelle minuscole vie sovrastate dai cavi della corrente, siamo stati investiti da un mare di profumi nuovi. Ogni città ha il suo profumo e Tokyo -beh, Tokyo sapeva di vita.

Dopo qualche giro tra le strette vie del quartiere, siamo entrati in un piccolo ristorante e ci siamo seduti ad un tipico tavolo giapponese, di quelli bassi senza sedie per intenderci. Davanti a noi, una griglia e il nostro primo pasto in Giappone tra zuppa, carne e pesce. Ci siamo guardati negli occhi, increduli.
„Siamo in Giappone.” Nulla più.

Al nostro primo ristorante a Tokyo

E con la pancia piena, un’ultima passeggiata per la città prima di andare a dormire in attesa del giorno dopo.

Cosa vedere a Tokyo 

Come già ho accennato, essendo il nostro primo viaggio da backpackers e comunque il primo viaggio che potesse definirsi tale, abbiamo visto le attrazioni più turistiche ma altrettanto incantevoli.

Asakusa 

Il primo giorno effettivo a Tokyo ci siamo quindi diretti ad Asakusa, che si pronuncia „asaksa”, cosa che ho scoperto solo di recente… meglio tardi che mai! Abbiamo fatto la tessera Pasmo per la metropolitana e siamo partiti.

Questo quartiere in genere piuttosto noto è conosciuto specialmente per il tempio Sensōji. L’entrata al tempio è costituita dalla „porta del tuono”, un nome che già da solo lascia un po’ a bocca aperta per la sua maestosità. Una grande lanterna di carta rossa fa da padrona alla porta, i tetti spioventi tipici dell’architettura giapponese e i colori caldi del complesso ci hanno subito riempito di pace.

Appena superata la Porta del tuono, ci siamo ritrovati in un ingorgo di persone del luogo e turisti, impegnati a districarsi tra le centinaia di bancarelle che affollavano la via, tra profumi di dolci fritti e di sushi. 
In queste vie abbiamo assaggiato il melonpan, un dolce da forno tipico aromatizzato al melone, ricoperto da uno strato croccante, ma sottile, di biscotto.  Oltre al gusto, viene chiamato melon anche per il fatto che la sua superficie ricorda quella del melone di Cantalupo.
Con pochi yen (moneta locale) si può gustare un po’ ovunque questo piccolo panino dolce davvero delizioso, scrocchierello e morbido al tempo stesso.

La crociera sul fiume fino a Odaiba

E proprio da Asakusa parte la crociera sul fiume Sumida, che termina la corsa alla baia di Tokyo, Odaiba. Il traghetto è un bel modo, seppur turistico, di godere dei numerosi panorami della città. La tratta Asakusa-Odaiba costava circa 13€ qualche anno fa. Ricontrollando ora sul sito ufficiale dedicato al turismo a Tokyo, Go Tokyo, vedo che il prezzo è rimasto più o meno lo stesso contando il tasso di cambio, 1.720¥.

I biglietti li abbiamo acquistati vicino al pontile poco prima di imbarcare e il tragitto è durato circa un’ora. Un’ora passata ad ammirare quel nuovo mondo, cullata dalle dolci onde del Sumida e fremendo per vedere di più.

E ovviamente a riposare le spalle, perché in tutto questo non dimentichiamo che per buona parte del viaggio abbiamo girato per le città con lo zaino da 50 litri in spalla. Un vero massacro, finché non mi è venuta la brillante idea di comprare uno zaino più piccolo per le cose quotidiane. Piccola viaggiatrice ingenua… come sono cresciuta da allora!

Ad Odaiba non abbiamo potuto non notare la gigantesca statua di Gundam, attrattiva degna di orgoglio per i giapponesi, posta di fronte al Diver City Tokyo Plaza. Da allora però ho scoperto, grazie al sito di Marco Togni, che la statua è stata sostituita da un altro modello di Gundam che si trasforma in determinati orari della giornata, dando vita ad uno spettacolo molto accattivante.

Il giorno successivo per noi è stato una rivelazione, e adesso scoprirete perché.

Il mercato del pesce di Tsukiji → Toyosu

Premetto che purtroppo il mercato – come l’ho conosciuto io – ad oggi non esiste più. Già, perché nell’ottobre 2018 Tsukiji ha definitivamente chiuso i battenti ed è stato trasferito nel quartiere di Toyosu. Le ragioni principali di tale scelta sembrano essere state le precarie condizioni igieniche in cui versava il mercato e l’intralcio al normale svolgimento delle attività da parte dei troppi turisti e visitatori.

Ad ogni modo, quattro anni fa, ho avuto la fortuna di visitare questo splendido angolo di mondo. Splendido perché era vero, era reale. Immenso. Quando siamo arrivati, ci siamo persi tra le infinite vie del quartiere, tra i ristoranti di sushi che acquistavano il pesce fresco ogni mattina, proprio lì, e tra le code per entrare a mangiare qualcosa. Era tutto così autentico, così pieno di vita. Oltre ai ristoranti, tantissime erano le bancarelle che cuocevano il pesce o creavano piatti impensabili. Qui, ad esempio, ho assaggiato per la prima volta le ostriche. Fresche, appena pescate, che sapevano ancora di oceano.

Quanta gente affollava quelle vie, così nuove per me eppure chissà da quanto erano lì, con gli stessi profumi e gli stessi colori, anno dopo anno.

Poi c’era il mercato vero e proprio, quello dove i commercianti e la gente del posto acquistava pesce di ogni genere. Il momento clou della giornata era (ed è tuttora nella nuova sede) l’asta dei tonni, che avviene intorno alle cinque del mattino: mercanti che urlano per accaparrarsi il tonno più grande e più pregiato.

Tokyo Sky Tree

Una delle ultime sere a Tokyo siamo saliti sulla Sky Tree, una delle torri più alte al mondo. Volevamo assolutamente vedere la città dall’alto, con le luci della sera ad illuminarla. Aperta dalle 8.00 alle 22.00, l’ultimo ingresso era alle 21.00 e così abbiamo pagato i nostri 3000¥ e siamo saliti con un ascensore velocissimo.

La bellezza, l’immensità di ciò che ci aspettava al di là del vetro è stato qualcosa che non so se sarò in grado di descrivere…

Davanti a noi, Tokyo nel buio della notte e al tempo stesso illuminata a giorno dalle insegne, dagli schermi giganti e dalle luci delle case dove qualcuno continuava a vivere la sua vita, in pace. Poter vedere finalmente Tokyo da un altro punto di vista è stato incredibile. Per una volta, era lei quella piccola tra di noi. Per tutto il tempo, passo dopo passo ci siamo sentiti sempre piccoli in quella grande metropoli. Ora, per una volta, potevamo vederla per intero. Nonostante questo sentirci piccoli, non ha smesso per un solo secondo di farci sentire a casa.

Dove mangiare a Tokyo

In tutta onestà, non mi è mai capitato di mangiar male in Giappone. Qualsiasi ristorante provassi, superava sempre le mie aspettative.
Ho mangiato un sushi squisito nel centro commerciale di Yodobashi Camera nel quartiere di Akihabara, in cui si ordinava tutto da un tablet e i piatti arrivavano su un nastro, direttamente dalla cucina, che si fermava proprio davanti al mio tavolo. Il tempo di prendere la pietanza e con un pulsante si rispediva il piatto vuoto in cucina. Futuristico e dannatamente buono.

Un altro ristorante che mi è rimasto impresso è Sushi Zanmai, una catena strepitosa che noi abbiamo avuto modo di provare proprio a Tsukiji. Fettine di pesce alte più di un centimetro e pochissimo riso andavano a creare i nigiri, e il sashimi era divino.

Tra le vie della città ci sono migliaia di locali in cui sedersi a mangiare qualcosa, e l’unico consiglio che posso darvi è quello di buttarvi. Assaggiate.
E soprattutto, non lasciatevi sfuggire il ramen.

Fammi sapere cosa ne pensi qui ;)