Mercato sulle rotaie in Thailandia

Ci sono molti modi, semplici e indolori, per arrivare in un posto. Auto, taxi, aereo. Ma perché semplificarsi la vita quando puoi tranquillamente complicartela? Ecco, è così che siamo giunti ad Amphawa: in maniera del tutto complicata. A parte il fatto che ci siamo andati per vedere il mercato galleggiante e abbiamo sbagliato giorno, ne è valsa comunque la pena.

Il tragitto

Partendo dalla piccola stazione di Wongwian Yai, a Bangkok, in circa un’ora abbiamo raggiunto Mahachai. Il biglietto del treno ci è costato 10 baht a testa, veramente una cifra irrisoria se si considerano anche i sedili vibranti inclusi nel prezzo!

A Mahachai ogni giorno si tiene il mercato del pesce, e noi vi abbiamo fatto un giro. Un’immensa distesa di bancarelle appena fuori dalla stazione ferroviaria espone pesce di dubbia freschezza e all’apparenza molto poco igienico. Il caldo quel giorno era soffocante, con 40 gradi all’ombra – anche se non siamo stati abbastanza fortunati da trovarla. In uno spazio di circa quindici centimetri tra un espositore e l’altro, siamo riusciti ad intravedere un Seven Eleven. Ci siamo fiondati dentro e in un attimo eravamo a -10°. Qualche minuto davanti al reparto frigo e di nuovo fuori in mezzo ai mille odori di certo non affievoliti dall’afa.

Camminando, il mercato si diradava e dopo qualche centinaio di metri nella quiete di un paesaggio quasi deserto, siamo arrivati al molo. Con 3 baht il traghetto ci ha portati al Chalom Pier in pochi minuti e abbiamo proseguito fino alla minuscola stazione di Ban Laem. Più che una stazione, somigliava ad un piccolo angolo di paradiso – solo un po’ più sporco. Silenzio, brezza fresca, piante verdissime, un ragazzo con una chitarra ed io col mio cappello di paglia sdraiata su una panchina.

Alla biglietteria, il vecchietto thailandese ci ha dato i biglietti del secondo treno di quella giornata, per un totale di 40 baht. Dopo un’ora di viaggio, ci stavamo avvicinando alla stazione di Maeklong. La parte più affascinante di questo viaggio è stata certamente la fine, quando il treno ha letteralmente attraversato il mercato. Gli espositori, ogni volta che il treno sta per arrivare, ritirano le bancarelle dotate appositamente di ruote. È stato bellissimo vivere questa esperienza da entrambi i punti di vista, dato che il giorno dopo abbiamo girato anche a piedi per il mercato. Una volta scesi dal treno, abbiamo cercato un tuk tuk che ci portasse all’hotel ad un prezzo ragionevole. Dopo circa 12 km, dispersi nel bosco, il tuk tuk ci ha lasciati al nostro resort, il Ruean Mai Chai Khlong.

L’alloggio

Il primo impatto non è stato dei migliori, a dirla tutta. Certo, esteticamente era davvero grazioso: interamente realizzato in legno, ricco di verde e le camere erano collegate da diversi ponti e sentieri di sassi. Tuttavia alla reception la signora non ci ha chiesto né chi fossimo né i documenti, limitandosi a portarci nella nostra camera. Dopo una breve perlustrazione ed aver constatato una quantità inumana di zanzare e ragnatele, la pancia non accennava a smettere di brontolare. Così, dopo aver pensato ad una fuga in stile Alcatraz e aver capito che non potevamo farcela senza un mezzo, abbiamo deciso di restare.

Ci siamo diretti alla reception e abbiamo provato a chiedere informazioni sulla cena ad una delle ragazze. Dire che parlava poco inglese è un eufemismo, però in 10 minuti siamo riusciti a far capire che volevamo mangiare. Ci ha mostrato un menù dal suo cellulare dicendo che i piatti costavano circa 40 baht l’uno e ci ha fatti accomodare in un’enorme salone aperto con una barca di legno al centro, e alcuni posti a sedere direttamente in riva al fiume. Abbiamo provato alcuni piatti, alcuni davvero troppo piccanti per i nostri palati occidentali, ma alla fine qualcosa di buono l’abbiamo trovato.

Nonostante le preoccupazioni iniziali, ci siamo trovati bene e abbiamo passato una bellissima serata a ridere, guardare fotografie e mangiare. Tante cose in questo viaggio mi hanno fatto capire che la prima impressione non sempre è quella giusta, spesso ci si ritrova a doversi ricredere perché quello che può inizialmente sembrare uno sbaglio, potrebbe rivelarsi la cosa migliore per te, in quell’istante.

E così, dopo una doccia d’acqua di fiume (letteralmente, era davvero acqua di fiume), siamo andati a dormire. Non so se sia stata la stanchezza del lungo viaggio, o forse quella camera in legno e l’enorme vetrata circondata da piante, il fatto è che ho dormito come un angelo. La mattina dopo, una volta lavati profumati e stirati, abbiamo preparato gli zaini e siamo usciti a fare colazione nel salone. Un lunghissimo tavolo era stato imbandito con un ricco buffet, c’era di tutto: dal pane tostato con marmellata (o meglio, gelatina di frutta) al riso bollito.

Mattia, intanto, si era seduto al tavolo e un ragazzo gli aveva portato un piatto di riso con i frutti di mare. Peccato non gli avesse detto quanto fosse piccante però. È andato a fuoco per un quarto d’ora buono, eppure questo non ha sconfitto la sua fame, imperterrito, con la forchetta in una mano e il bicchiere nell’altra. Io me la ridevo, con il mio pane tostato e la mia marmellata, ma lui aveva voglia di salato – diceva.

Il mercato

Dopo esserci riempiti la pancia, siamo andati a pagare la camera e la cena e la signora più anziana si è offerta di accompagnarci in auto alla stazione di Maeklong, dove alle 11.10 il treno sarebbe passato in mezzo al mercato, solo che questa volta l’avremmo visto da terra. Poco prima delle 11 eravamo già lì, abbiamo fatto un giro e curiosato tra le bancarelle, camminando sulle rotaie. Altro che linea gialla… In lontananza il treno ha fischiato e gli espositori hanno iniziato a spostare le loro cose e a sollevare le tende. Ci siamo infilati in un gruppo di persone, con le macchine fotografiche accese e l’emozione a mille.

Quando il treno è passato, non credevamo potesse essere davvero così vicino, a pochi centimetri dalle nostre facce. Vederlo da viaggiatore in treno è diverso che vederlo da spettatore al mercato, ed è stato unico. A mano a mano che l’ultimo vagone passava, le bancarelle tornavano al loro posto, le tende si riabbassavano e la gente tornava ad affollare le rotaie, perché quella per loro è la normalità. Incredibile quanto due culture possano essere diverse e percorrere strade parallele. Ma il bello di viaggiare sta qui, nel permettere che ogni tanto quelle strade possano toccarsi.

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