ORGANIZZARE UN VIAGGIO LOW-COST

Organizzare da sé un viaggio low-cost da backpacker non è facile, ma neanche un’impresa colossale. Ci sono dei piccoli accorgimenti che a me e Mattia sono tornati molto utili, sia nella preparazione del viaggio che nel viaggio in sé.

Ecco una piccola linea guida.

BUDGET

  1. cercate il volo di martedì sera, quando i prezzi si abbassano ed è più facile trovare delle occasioni (Volagratis, Skyscanner)
  2. evitate di partire e arrivare di sabato e domenica: i prezzi sono veramente molto più alti.
  3. cercate gli alloggi più low-cost inserendo tutti i filtri che vi interessano: fascia di prezzo, punteggio degli ospiti, quartiere, ecc.. (Booking).
  4. spostatevi in treno tra le grandi città e se la tratta è davvero lunga, optate per un treno notturno: costano relativamente poco (chiaramente il prezzo è variabile da Paese a Paese), sono comodi e vi fanno risparmiare il costo di una notte in ostello, permettendovi di sfruttare al meglio il vostro spostamento.
  5. io e Mattia da anni ci affidiamo alle guide della Lonely Planet, in quanto sono le migliori sotto tutti i punti di vista; ne abbiamo acquistate anche di altre case editrici, ma nessuna ci ha mai soddisfatto a livello di informazioni e consigli.
  6. cercate di evitare i taxi ove possibile! Alcuni tassisti utilizzano abitualmente il tassametro, ma non tutti ovviamente, e qualcuno potrebbe anche mostrarsi scocciato davanti alla vostra richiesta di attivarlo. Preferite quindi mezzi low-cost: metro, autobus o una bella passeggiata a piedi, se il tempo e la distanza lo permettono. Vi godrete le strade e le bellezze impreviste del posto. In caso di necessità, contrattate il prezzo con il tassista prima di salire.
  7. scegliete con buon senso dove mangiare: per un buon pasto senza rischi di intossicazione non è necessario andare in un ristorante (soprattutto non in uno italiano all’estero, vi prego) e spendere 30€. Il cibo migliore si trova nei ristorantini tipici, alla mano, informali e low-cost dove spenderete al massimo 5€, o addirittura nelle bancarelle di strada, dove un piatto tipico del posto può costarvi solo 1€. Soprattutto in queste ultime, date un’occhiata a come viene conservato il cibo: se vedete carne o pesce sotto il sole circondati da mosche e zanzare, magari vi conviene cambiare baracchino.
A questo proposito, vi racconto la mia prima pessima avventura in Thailandia, e più precisamente a Chiang Mai.

Ci trovavamo al bazar notturno, ed io e Mattia eravamo decisamente affamati, forse troppo e questo deve aver offuscato la nostra capacità di giudizio. Appena arrivati, abbiamo fatto un giro di ricognizione per valutare cosa offrissero i vari baracchini e di cosa avessimo voglia noi in quel momento. Uno di questi stand proponeva intere padelle di pesce super fresco, piccante e -a vedersi- da leccarsi i baffi. Indecisi, optiamo per un ultimo giro di osservazione. Saranno passati 10 minuti, e decidiamo che quella padellata di pesce doveva essere nostra! Torniamo allo stand ed ecco la sorpresa: CHIUSO PER ESAURIMENTO SCORTE.

Ma la nostra fiducia non si è spenta, così siamo riusciti a scovarne un altro. Bene, ordiniamo e il tizio ci chiede: “Spicy? Which level?” e noi avremmo dovuto scegliere il grado da 1 a 5, e conoscendo gli standard del piccante in Thailandia abbiamo puntato sicuri sul livello 1. Beh ragazzi, se quello era il livello più basso di piccante, non oso immaginare cosa avrei fatto dopo aver assaggiato un livello 5!

Purtroppo per noi, i nostri palati non hanno retto a quell’esplosione di spicy, e abbiamo mollato. MA, NON CONTENTI, ne abbiamo cercato un altro, ed eccoci arrivati alla parte in cui la storia si fa succosa. Una bizzarra signora anziana offriva – più o meno – la stessa pietanza servita in una padella gigante, e noi ce ne siamo fregati altamente del pesce che si presentava in maniera decisamente poco fresca e poco sana nelle ciotole davanti a noi.

Ordiniamo, “NO SPICY” le diciamo e la signora, incredula e con gli occhi sbarrati, chiede “ARE YOU SUUUURE??”. Ma noi non se ne fa nulla, lo spicy non lo vogliamo e l’abbiamo ribadito. Non so se sia stata la nostra incredibile richiesta a farle scegliere i pezzi peggiori e più scaduti di pesce, ma il risultato non cambia: l’escherichia coli ce la siamo portati fino a casa. Non vi dico le scene di emesi (l’ho appena cercato su google perché vomito è una parola che proprio non mi piace) di cui sono stata protagonista in mezzo alla strada di Krabi un paio di giorni dopo. E comunque, quella padella – alla fine – era pure un po’ spicy. Maledetta.

Ma torniamo alla nostra guida… per quanto riguarda la parte da BACKPACKER, ecco le regole principali:

  1. la scelta dello zaino è fondamentale! Io personalmente utilizzo il Forclaz 50L della Decathlon da 4 anni. Ha un prezzo accessibilissimo di €40, in linea con il metodo di viaggiare low-cost. È comodo sulla schiena e sulle spalle, ha diverse tasche oltre alle retine laterali per borracce o altro e mi ha accompagnato in tutti i viaggi arrivando ad essere ancora in perfetto stato!
  2. portate pochi indumenti! Lo zaino sarà molto più leggero con 3 magliette e due pantaloni, piuttosto che con l’intero armadio dentro. Potrete lavare tutto in loco nelle lavanderie degli ostelli o in quelle che si trovano in paese, dove con 1€ vi laveranno, asciugheranno e stireranno 1kg di vestiti! Siete dei backpacker, la regola è adattarsi!
  3. inizialmente utilizzavo il metodo “sushi”, ovvero arrotolavo i vestiti, ma col tempo mi sono dovuta ricredere. Con questo metodo si viene a creare moltissimo spazio inutilizzabile tra un indumento e l’altro. Con l’esperienza ho capito che piegare i vestiti come quando li devi mettere nel cassetto è la cosa migliore. Piatti, schiacciati, tipo sottilette! E quanto spazio vuoto ho adesso nello zaino quando parto!

Spero che questi piccoli consigli possano facilitarvi, e…

BUON VIAGGIO!

io in giappone con il mio zaino

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