Rendez-vous à Paris

Le 04.30 di lunedì mattina, la sveglia.
Non importa dove tu sia o cosa tu debba fare, soffrirai sempre e comunque aprendo gli occhi.
Ma quando sei in viaggio ti bastano pochi secondi per realizzarlo – giusto il tempo di ricollegare il cervello – e gradualmente il buonumore sale.

Così ci siamo incamminati nell’ancora buia e desolata Milano delle cinque verso la stazione di Porta Garibaldi, a soli quindici minuti a piedi dall’appartamento in cui abbiamo alloggiato (ne parlo qui).

Appena arrivati in stazione, ci siamo presi un bel caffè ai distributori automatici delle banchine per sconfiggere il sonno e poter finalmente aprire del tutto le palpebre. Neanche il tempo di finirlo, che hanno aperto il nostro piccolo gate. Biglietto elettronico pronto sul cellulare e si sale!
(Vi rimando all’articolo in cui spiego dove e come acquistare i biglietti.)

Il viaggio in treno Milano-Parigi

Il TGV, Train à Grande Vitesse, della SNCF è stato per me il miglior modo di viaggiare.

Tra i sedili viola e arancio in perfetta armonia cromatica fra loro, l’alba rosa che scorreva fuori dal finestrino e le partite a carte, è stato tutto così magico che trovo difficile descriverlo adeguatamente.

A parte i biscotti e l’acqua, non avevamo molto altro da mangiare e intorno all’ora di pranzo stavamo morendo di fame. Dando un’occhiata al menù del vagone ristorante, ci siamo accorti che i prezzi erano piuttosto alti, ma la fame ha avuto la meglio.. e così abbiamo assaggiato il croque-monsieur, un toast che ha la particolarità di avere il formaggio anche sopra al pane. Non vi dico che stomacata, buono ma pesantissimo! Se posso darvi un consiglio, fate un po’ di rifornimento al supermercato prima di partire, credetemi.

L’arrivo a Parigi

Le sette ore e mezza sono trascorse velocissime e alle 13.30 eravamo alla Gare de Lyon di Parigi. All’inizio non è stato semplice barcamenarsi con l’infinito intreccio delle linee metropolitane, ma alla fine con un biglietto da 1,90€ (della durata di 90 minuti) acquistato alle macchinette automatiche abbiamo preso la linea 1 gialla fino a Châtelet e da lì la 7 rosa fino alla fermata Pierre et Marie Curie, a meno di duecento metri dal nostro ostello, il Trendy Hostel, di cui vi parlerò più avanti nell’articolo.

In poco più di mezz’ora eravamo alla reception, ma non abbiamo potuto fare il check-in prima delle 15.00.
Così abbiamo abbandonato gli zaini in ostello e, con il biglietto ancora valido della metropolitain, ci siamo diretti verso la nostra meta di quel pomeriggio: la Tour Eiffel.

Come arrivare alla Tour Eiffel

Per visitare la torre, vi consiglio spassionatamente di prenotare i biglietti in anticipo sul sito ufficiale. Ridurrete al minimo l’attesa e lo stress.
Io e Mattia, avendo più di ventiquattro anni, abbiamo pagato €25,50 a testa mentre le ragazze, ovviamente più giovani, solo €12,70. Questi sono i prezzi per raggiungere la cima in ascensore!

La fermata della metropolitana più vicina alla torre è Bir-Hakeim, che noi abbiamo raggiunto riprendendo la linea 7 rosa fino a Place d’Italie per poi proseguire sulla 6 verde fino a destinazione.

Qui apro una parentesi che per un motivo e per l’altro non voglio tralasciare.
La metropolitana di Parigi è un vero mosaico di umanità, affascinante e alle volte inquietante, specie quando si fa buio. Di giorno mi piace immaginare le vite di quelle persone. Quella ragazza col basco rosso e il cappotto lungo che sicuramente deve essere un’artista, magari dipinge. Poi c’è un ragazzo con lo zaino, i capelli spettinati e gli occhi blu, stanchi dietro agli occhiali, che deve aver passato la giornata in biblioteca a studiare. Un uomo con la ventiquattrore tra le gambe, gli occhiali storti sul naso, un taccuino in mano e il tappo della penna in bocca, un giornalista direi. C’è di tutto in metropolitana, ovviamente non solo a Parigi. Ma è così che la vedo, una città che trasuda arte.

Quando cala la sera però, incute timore. Non so dire esattamente perché, ma mi sono resa conto di essermi sempre sentita più al sicuro dall’altra parte del mondo che non dietro casa.

La visita alla torre: l’ingresso

Avendo acquistato i biglietti online, è bene presentarsi ai controlli (sì, ovviamente ci sono i controlli) almeno trenta minuti prima dell’orario della visita. Cosa che noi, al contrario, non abbiamo fatto! Perché siamo troppo previdenti e responsabili, già. E perché avevamo fame, quindi ci siamo dovuti fermare a prendere un sandwich al supermercato. Inoltre capire dove fosse l’ingresso giusto per chi ha già i biglietti e deve arrivare in cima in ascensore è stato tutt’altro che facile.

Da un paio d’anni, è possibile accedere alla base solo dagli ingressi Sud ed Est, ovvero quelli non adiacenti alla Senna. A questi due ingressi si effettua un primo controllo di sicurezza, quindi è necessario far passare gli zaini sotto lo scanner e successivamente aprirli di fronte ad una guardia.
Attenzione perché ci sono due file differenti, una per chi ha già il biglietto e l’altra per chi lo acquista in loco. Ovviamente, in quale ci siamo infilati noi?

Dopo aver superato i primi controlli di sicurezza, siamo giunti all’ingresso vero e proprio, anche qui distinto fra chi ha già il biglietto (ingresso verde) e chi lo deve acquistare (ingresso giallo). Abbiamo capito di essere ancora in tempo perché le persone già in coda sostavano dietro un cartello che riportava il nostro orario di visita, quindi yay!

In coda, felici di avercela fatta ed elettrizzati, nel giro di pochi minuti siamo saliti sul primo ascensore. Eh sì, perché sono ben due gli ascensori che servono per arrivare in cima alla torre.

Salire sulla Tour Eiffel

L’emozione che ho provato quando per la prima volta ho messo piede sul gigante di ferro è stata pazzesca. Dall’ascensore, la porta realizzata in vetro permette di godere di una visuale unica dall’interno del pilastro all’esterno, direttamente su Champ de Mars.

Dal secondo piano la vista è già di per sé mozzafiato, ma è sulla cima che l’emozione arriva al culmine, quando vedi le automobili sottostanti avanzare come formiche e Parigi che si staglia all’orizzonte di un cielo sereno e prossimo al crepuscolo. Cosa puoi desiderare di più?

Dopo tanti scatti e video, non potevo tornare giù senza la banconota da zero euro! Una trovata turistica particolare, diversa dal solito, che costa tre euro (sì, la cosa fa abbastanza ridere). Inoltre, siccome la macchinetta accettava solo monete da 1 o 2 €, io ovviamente avevo tutte monetine da dieci e venti centesimi, quindi -come una vera turista- sono andata in giro a chiedere se qualcuno avesse da cambiare. Bar e negozietti sulla torre non fanno questo favore: se ti serve moneta devi acquistare o consumare qualcosa.

Cenare a Parigi

Una volta scesi dalla Tour Eiffel, era praticamente ora di cena. Nessun croque-monsieur, baguette, soufflé o pizza margherita da undici euro. Sicuramente avremo l’occasione ti tornare a Parigi e restarvi per più di un giorno e poterci quindi sbizzarrire ad assaggiare pietanze, come al solito, ma quella sera ci siamo concessi un piatto all’Hard Rock Café al numero 14 di Boulevard Montmartre. La fermata della metropolitana più vicina è Richelieu – Drouot, servita dalle linee 8 e 9.

Non ricordo il nome esatto del piatto, ma c’era di ogni: involtini, ali e straccetti di pollo, bruschette.. Un bel piattone diviso in quattro a soli cinque euro a testa. Anche se questa volta eravamo rimasti in Europa, il budget non era cambiato e abbiamo cercato sempre di andare a risparmio, per quanto possibile nelle capitali europee.

L’ostello

Come già anticipato, per quella notte abbiamo dormito al Trendy Hostel.
Quando siamo tornati, quella sera, abbiamo fatto il check-in.
Piccola nota: se viaggiate con un minorenne, controllate le condizioni degli ostelli sul sito a cui vi appoggiate, che sia HostelWorld o Booking, perché moltissime strutture non accettano ospiti minorenni. Trendy Hostel, ad esempio, era l’unico a non avere questo problema. Prima di partire, però, fatevi stampare una dichiarazione di almeno un genitore (completa di copia di un documento) che autorizza il figlio ad alloggiare in quell’ostello. L’alternativa è chiedere al genitore di inviare un’email alla struttura indicando le stesse informazioni al momento del check-in.

Dopo averci dato le lenzuola pulite e averci assegnato la camera numero 3, un dormitorio misto da sei letti, siamo finalmente entrati in stanza. Grande e spaziosa, con un lucernario su un soffitto altissimo e una puzza di piedi che non so come facessero gli altri due ragazzi a stare chiusi lì dentro. Infatti appena sono entrata ho lasciato la porta spalancata per far girare un po’ d’aria, mentre l’ultima sera prima del nostro rientro in Italia abbiamo fatto aprire la finestra sul soffitto. Un’aria decisamente più respirabile 😂

La doccia rigenerante era d’obbligo prima di andare a letto e il mattino seguente, FINALMENTE, saremmo stati pronti e carichi per l’ultimo treno verso la nostra meta: Londra.

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