Un treno per Chiang Mai

All’inizio, quando Mattia mi aveva proposto: “Amore, io da Bangkok a Chiang Mai la farei in treno.. di notte!”, ero davvero titubante all’idea di dormire per 12 ore su un treno thailandese dove il letto prendeva forma semplicemente unendo i sedili che, di giorno, erano posti uno di fronte all’altro. Scomodo, pensavo. E sporco, non osavo immaginare quanto… però c’era necessità di risparmiare. Insomma, un viaggio di tre settimane, seppur in un paese povero come la Thailandia, costa, e non potevamo permetterci aerei interni col nostro budget. Così, schizzinosa com’ero (ora non lo sono più, giuro!), ho accettato la sua idea, e a denti stretti ho risposto “E va beh dai, proviamoci“.

Qualche giorno prima della partenza prevista da Bangkok, e dopo aver visitato lo strampalato ed affascinante quartiere di Chinatown, un taxi ci ha portati alla stazione ferroviaria di Hua Lamphong dove, parlando con la ragazza della biglietteria per stranieri, abbiamo prenotato due treni: il primo che ci avrebbe portati ad Ayutthaya, l’antica capitale del Siam, ricca di meravigliose rovine e templi, e il secondo, il famigerato treno notturno con destinazione Chiang Mai.

Visitare l’antica città di Ayutthaya in bicicletta è stata un’esperienza unica, dico davvero! Innanzitutto, è un’escursione che non può mancare sulla vostra tabella di marcia, e in secondo luogo, il modo in cui deciderete di effettuarla sarà significativo. Ma di questo parlerò in un altro articolo dedicato.

Ad ogni modo, una volta finito il tour e dopo aver restituito le biciclette prese a noleggio, ci siamo diretti alla stazione di Ayutthaya (dove avevamo anche lasciato in custodia i nostri bagagli da backpackers per soli 10 baht a zaino!) per aspettare il treno. Nell’attesa, ci siamo divertiti cercando di indovinare la nazionalità di chiunque non fosse palesemente thailandese e in questo frangente, un gruppo di persone parlava con la loro guida inglese del treno notturno che stavano per prendere. Tradotto, quello che abbiamo sentito è stato questo: “Questi treni notturni sono nuovissimi, bellissimi e puliti! Le cuccette sono comode, e i bagni sembrano quelli di un hotel di lusso!”. Io già iniziavo a rilassarmi , avevo gli occhi a cuoricino palpitante e pensavo “Cavoli, almeno il bagno è pulito, riuscirò perfino a lavarmi la faccia domattina!”

E niente, il loro treno è arrivato, ma chiaramente non era il nostro. Dentro di me continuavo a ripetermi “Ma sì, saranno tutti simili questi treni”, ma poi il nostro treno è arrivato e quegli occhi a cuoricino si sono spezzati davanti alla cruda realtà. Una carrellata di vagoni viola malconci ha sfrecciato davanti ai nostri occhi, fino a fermarsi per farci salire. Ho guardato Mattia, e stavolta era lui ad avere gli occhi a cuoricino! Dovevate vederlo, felice come un bambino.

Allora mi son detta che in fondo l’importante era vivere quell’avventura insieme, non importava come. La faccia avrei potuto lavarla anche in ostello, più tardi. Siamo saliti e giuro di non aver mai visto nulla del genere prima di allora! Ogni vagone era colmo di persone, alcune già nelle loro cuccette con le tende blu tirate, altre sedute a chiacchierare o a caricare il cellulare. Mi sono sentita felice, non so spiegare il perché, ma mi sentivo finalmente parte di qualcosa e non avevo più così timore di quell’avventura. Mi sono sentita forte, sarà anche stupido, ma è così.

Abbiamo raggiunto i nostri posti, Mattia ha preso la cuccetta in alto, mentre io ho scelto quella bassa col finestrino. Prima di ogni cosa, come del resto è stato per tutta la durata del viaggio, abbiamo mangiato! C’era un fantastico vagone ristorante aperto fino alle 22.00, ancora addobbato per l’ultimo dell’anno, in cui servivano diversi menù a prezzo fisso (150 baht). Ci siamo seduti, godendoci il paesaggio (seppur buio) e l’aria fresca che entrava dal finestrino, e abbiamo ordinato da mangiare.

Nel frattempo, un’altra coppia girava per il vagone alla ricerca di un tavolo disponibile, senza successo. Così ho urlato, in pieno stile backpacker, “GUYS, JUST SIT WITH US!” e ormai io non stavo più nella pelle, non capivo più niente, e questa coppia spagnola si è seduta con noi a mangiare e parlare, un po’ in inglese e un po’ in spagnolo! Abbiamo riso, ci hanno presi in giro perché siamo stati in tanti Paesi ma non abbiamo mai visto Roma, poi il ragazzo si è alzato di punto in bianco dal tavolo e ha raggiunto la cuoca, un’appariscente signora vestita con abiti leopardati, ha fatto una foto con lei e l’ha baciata! E la sua ragazza.. rideva! Due pazzi! Fra le altre cose, questi due li abbiamo incontrati anche al sud per strada, per poi scoprire che alloggiavano nel nostro stesso hotel!

Comunque, torniamo sul treno. Dopo cena siamo andati alle nostre cuccette, ci siamo seduti e abbiamo guardato un po’ di foto scattate durante la giornata, scegliendo quali caricare sul profilo Instagram di Mattia (è lui il fotografo del viaggio). Gli occhi però iniziavano a chiudersi, eravamo davvero stanchi, e così ci siamo augurati buonanotte ed ognuno si è rintanato nella propria cuccetta. Tenda blu tirata, ma non quella del finestrino.

Quello che ho provato stando lì sdraiata, guardando fuori, cullata dal movimento del treno, è qualcosa di indescrivibile. Un senso di pace assoluta, calma, serenità e avventura, un mix che non saprei definire. E mi sono addormentata. Di tanto in tanto mi svegliavo, e più si avvicinava l’alba più avevo voglia di guardare fuori per non perdermela. Niente da fare, mi riaddormentavo sempre. Quando poi alle 7.00 mi sono svegliata definitivamente, mi ha colta un senso di tristezza per quel viaggio che stava per volgere al termine. Avrei voluto dormire così ogni notte di quelle tre settimane.. Mattia me lo dice sempre, “Sei una fifona, ma poi quella che si diverte di più sei sempre tu!“… Detesto quando ha ragione!

Stavo dicendo, una volta sveglia sono andata al bagno, mi sono sistemata, mentre Mattia dormiva ancora come un ghiro. Avevo deciso di aspettarlo per andare a fare colazione, ma la pancia brontolava mica da ridere e lui non dava segni di vita. Ho provato a chiamarlo, ma niente da fare, così gli ho sussurrato “Vado a fare colazione, mi trovi al vagone ristorante” e per tutta risposta ha biascicato un “Portami un succo“.

Seduta al tavolino, con la mia bella colazione salata davanti e il succo per Mattia, ammiravo finalmente un paesaggio luminoso, verde e spettacolare. Riflettevo, su quanto il pensiero di quel viaggio mi avesse lasciata titubante, dubbiosa, prevenuta. E invece, incredibile a dirsi, è stata un’esperienza che porterò sempre nel cuore, un ricordo indelebile che racconterò un giorno ai miei figli.

Perché è questo che voglio essere, una donna che ha vissuto davvero. Magari alcuni di voi penseranno “è solo un treno che viaggia di notte”. Beh, non è così, per me ha significato davvero molto a livello personale, per la mia crescita e per la mia maturità, è stata una notte di svolta perché ho finalmente capito che non serve a niente avere una bella casa, una bella auto o un lavoro con molte responsabilità se poi non vuoi godere delle meraviglie che il mondo offre, che sia un tuffo da una scogliera, un viaggio in treno o un anno all’estero.

Io ho capito chi voglio essere, e l’ho capito viaggiando da backpacker.

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